Venticinque anni fa, nell'autunno del 2001, il panorama automobilistico italiano accoglieva una novità interessante: la Opel Zafira a metano, commercializzata come EcoM. Non si trattava di un semplice adattamento aftermarket, ma di una versione sviluppata direttamente in fabbrica, con un sistema di alimentazione monovalente ottimizzato per il gas naturale compresso (CNG).

La base tecnica era il noto 4 cilindri 1.6 ECOTEC a benzina da 101 CV, sul quale gli ingegneri di Rüsselsheim intervennero approfonditamente. Modificando i pistoni, le valvole e l'impianto di iniezione, ottennero un'unità a metano capace di erogare 97 CV (71 kW) e una coppia massima di 140 Nm. Prestazioni praticamente equivalenti a quelle della controparte a benzina, ma con un costo al chilometro decisamente inferiore e un significativo vantaggio ambientale.

Uno degli aspetti più riusciti del progetto fu l'integrazione dei serbatoi. Sfruttando lo spazio sotto il pianale, dove solitamente trovano posto le sospensioni posteriori compatte, la Zafira alloggiava quattro bombole pressurizzate in grado di contenere 19 kg di metano a 200 bar. Ciò garantiva un'autonomia di circa 350 chilometri con il solo gas. A ciò si aggiungeva un piccolo serbatoio in acciaio inossidabile con 15 litri di benzina, utile come riserva per ulteriori 150 km, così da raggiungere senza patemi d'animo il distributore successivo.

La sicurezza era un ulteriore punto di forza. Il metano, essendo più leggero dell'aria, si disperde rapidamente in atmosfera in caso di perdite, senza accumularsi sul fondo come il GPL. Questa caratteristica consentiva alla Zafira EcoM di accedere liberamente a garage e autorimesse sotterranee, senza le restrizioni tipiche delle auto a gas di petrolio liquefatto. Inoltre, tutti i serbatoi erano alloggiati su una struttura tubolare d'acciaio e dotati di valvole di sicurezza all'avanguardia per l'epoca.

Dal punto di vista prestazionale, il metano ha un numero di ottano di 130, nettamente superiore ai 95 della benzina senza piombo. Questo ha permesso di adottare un rapporto di compressione di 12,5:1, migliorando l'efficienza termica del motore e riducendo le emissioni. La Zafira a metano emetteva il 30% in meno di anidride carbonica rispetto alla sorella a benzina, anticipando di anni i severi limiti della normativa Euro IV in vigore dal 2005.

Nonostante l'attenzione alla tecnica e all'ecologia, la Zafira EcoM non sacrificava la versatilità che aveva reso celebre il modello. Grazie al sistema Flex7, i sette posti rimanevano invariati, così come la possibilità di ribaltare o rimuovere i sedili posteriori per ottenere un ampio vano di carico. In questo modo, una famiglia numerosa poteva viaggiare con costi di gestione contenuti, senza dover rinunciare allo spazio.

A venticinque anni dal debutto, la Opel Zafira a metano rimane un esempio di come l'innovazione possa coniugare economia e rispetto per l'ambiente, anticipando un interesse per le alimentazioni alternative che oggi è più vivo che mai. Per chi cerca oggi soluzioni simili in una formula di noleggio a lungo termine, i costruttori offrono ormai diverse alternative a gas, ma la strada fu aperta proprio da modelli come questa pionieristica monovolume.